Home |

Headlines articles

Antoine Bérilengar SJ: La costruzione di ponti e un’opportunità mancata per l’Africa


Questo Forum sociale è capitato al punto giusto perché si svolge in un momento in cui il mondo sta affrontando crisi di grandi proporzioni: soprattutto quella alimentare e quella energetica, oltre a una crisi finanziaria senza precedenti. Questo Forum offre così l’occasione di contribuire alla ricerca di soluzioni a queste crisi. È per questo che gli organizzatori hanno dato ampio spazio ai dibattiti su questi temi. Al Forum erano presenti non solo gli attori principali della società civile, bensì anche alcune delle vittime, soprattutto i giovani, vale a dire le donne, le popolazioni indigene e i piccoli produttori. A mio giudizio, non è più tempo di accuse o di confessioni, ma di azioni. È a questo livello che alle proposte devono seguire i fatti. C’è bisogno di una volontà politica che trasformi i suggerimenti e i propositi in azioni concrete. Ed è a questo livello che bisogna trovare i meccanismi che spingano i politici a lavorare mano nella mano con la società civile per dare vita ad azioni concrete in grado di ridurre la sofferenza dei popoli.

Il Forum sociale è un luogo di costruzione di alleanze e di reti che aiutino a riflettere sui diversi problemi. Cito come esempio gli indigeni della delegazione SAPI e coloro che vengono dall’America del Sud e del Nord. Il calore dell’incontro, l’accettazione reciproca, la convergenza di alcuni punti di vista vanno al di là dell’attesa delle rispettive delegazioni. Non hanno solo ballato, scambiato simboli dei loro leader, ma organizzato ulteriori incontri al fine di gettare le basi di un’alleanza duratura. Ciò che più li univa è il denominatore quasi comune delle sfide che si trovano ad affrontare per sopravvivere. Dopo che è stata negata loro la dignità, sono ora i loro mezzi di sopravvivenza ad essere in gioco. E dirò di più: al di là delle barriere linguistiche, sono stati i loro cuori e i loro volti a parlare.

Al World Social Forum le organizzazioni religiose o di ispirazione religiosa trovano sempre più spazio. Hanno preso parte alla marcia inaugurale con i loro simboli e i loro messaggi la conferenza episcopale indiana (Nessuna pace senza il rispetto dei diritti umani), le Suore di Nostra Signora di Namur (con l’effige della loro consorella uccisa, Dorothy Stang) e i fratelli maristi che dalla loro casa con la fanfara hanno aiutato i partecipanti a marciare sotto la pioggia torrenziale. Non hanno solo portato al Forum gruppi che hanno organizzato, ma hanno soprattutto parlato apertamente delle proprie convinzioni, delle loro fedi e della necessità di assumere valori etici nella risoluzione dei problemi. Svolgono il ruolo di costruttori di ponti tra i popoli.

Ho l’impressione che a questo incontro l’Africa fosse quasi assente. Ho visto troppo pochi africani, pochi gruppi organizzati venire dall’Africa, né ho sentito affrontare alcuni dei problemi che affliggono questo continente. È l’occasione per l’Africa di far sentire ancora la propria voce sulla crisi finanziaria, sulle sue guerre endemiche e il grande numero di rifugiati, sulla lotta per la democrazia e il buon governo, sul saccheggio delle sue risorse naturali. E ancora, l’Africa non ha purtroppo portato al Forum i suoi popoli delle foreste (i Pigmei del Camerun, della Repubblica Centrafricana, del Gabon, della Guinea equatoriale, del Congo Brazzaville e della Repubblica Democratica del Congo), i Twa del Burundi e del Ruanda, e gli Ottentotti o Bushmen del deserto del Kalahari. Né ha portato i suoi popoli del deserto del Kalahari o del Sahara (i Tuareg), dei suoi grandi fiumi o dei laghi (il fiume Congo, i laghi Vittoria e Ciad, il Nilo, ecc.), che peraltro sono in pericolo. Non ha neppure portato alla luce i problemi connessi alla deforestazione, alla crisi energetica, all’inquinamento, allo scarico di rifiuti tossici (Costa d’Avorio). L’Africa avrebbe potuto, insomma, non solo beneficiare della propria partecipazione al Forum, ma soprattutto cogliere l’occasione per esporre anche i problemi delle minoranze o dei popoli in via di estinzione, o quelli che riguardano il suo ambiente oltre che la sua concezione olistica dell’ambiente in cui queste genti vivono.



© 2007 Social Justice Secretariat | Contact| Sjweb