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    Archivio: newsletters successive a marzo 2009


    Vol. XX, No. 12 21 giugno 2016

    Conversazioni con il Padre Generale

     

    Vi sono più di 16.000 gesuiti che lavorano in diverse parti del mondo al giorno d'oggi. Questa realtà multiculturale è una ricchezza ma allo stesso tempo presenta delle sfide. In questa breve conversazione, il P. Patrick Mulemi chiede al Padre Generale Adolfo Nicolás che cosa significa questa realtà multiculturale in termini di governo nella Compagnia.

     

    Governo - Realtà multiculturale e nuovi modelli

     

    Ha riscontrato che il governo dei gesuiti differisce da Provincia a Provincia?

    Può farci qualche esempio del modo in cui differisce?

     

    R. Sì, il governo differisce da Provincia a Provincia. Alcune volte la differenza è culturale e riflette il modo di pensare e di fare generale delle persone che stanno ai posti di comando nei diversi Paesi. Altre volte è una questione di personalità; vi sono superiori che sono più sicuri di loro stessi e sono sempre pronti ad ascoltare opinioni differenti prima di decidere. Vi sono anche superiori che vivono in una sorta di "annebbiamento" e i gesuiti ne soffrono. Purtroppo, di tanto in tanto, incontriamo la tipica persona che non ascolta e le cui decisioni sono sempre definitive. Sono persone che soffrono molto e che fanno soffrire anche gli altri.

     

    Stanno venendo fuori nuovi modelli di governo?

     

    R. Sì, senza dubbio. I sistemi che accompagnano le nuove Province della Spagna e del Brasile non seguono i percorsi tradizionali e vengono supervisionati per vedere se sono al servizio del modo di vivere e della missione della Compagnia. Ciò che importa non è che siano nuovi o differenti, ma che aiutino la Compagnia in questo tempo di cambiamenti, e che aiutino noi a migliorare il nostro servizio alle anime e alla Chiesa.

     

    Si sta pensando di consentire ai Provinciali gesuiti delle Province più grandi, che si sentono gravati dal Rendiconto di Coscienza, di passare alcuni incarichi ad assistenti o "Vice Provinciali"?

     

    R. Non si tratta di una questione da poco, per niente. Con i miei Consiglieri stiamo riflettendo su questo punto e non vogliamo in alcun modo fare cambiamenti nella visione di Sant'Ignazio. Per lui il Rendiconto di Coscienza era sempre collegato alla missione in modo che nessun gesuita fosse messo in situazioni o ruoli che minacciassero il suo benessere spirituale o che implicassero conseguenze negative per coloro che cerchiamo di accompagnare e di servire. Se viene rispettato questo principio, la forma concreta in cui le cose, i tempi e i modi sono organizzati è lasciata alla decisione del singolo Provinciale. 

     

    DALLA CURIA

     

    JRS: Giornata Mondiale del Rifugiato 2016: Aprire le menti, liberare le potenzialità

    Roma, 20 giugno 2016 - In quanto esseri umani, siamo in balìa della natura, dei governi, dei leader, delle guerre. Siamo in balìa di forze che sfuggono al nostro controllo; forze che hanno fatto sì che un numero senza precedenti di persone - 60 milioni di madri, padri, sorelle figli - siano fuggiti lasciando alle spalle le proprie case. Proviamo a immaginare l'intera popolazione d'Italia che si sposta, con camion, gommoni, treni, percorrendo sentieri a piedi, portando con sé bambini, coperte, indumenti; la maggior parte delle volte, niente di niente. In questa Giornata mondiale del rifugiato, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) vi invita caldamente a ricordare che siamo tenuti non soltanto a procurare loro un posto sicuro in cui stare, ma a fornire opportunità di crescita affinché possano a loro volta contribuire alla società. Dare protezione vuol dire riparare da ogni male, che si tratti di povertà, di isolamento sociale, sfruttamento, pregiudizio, abbandono. Cliccate qui per il video

     
     
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